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Lo sport in sicurezza

FINALITA’ GENERALE
Il presente progetto, coerentemente con il dettato della lettera e) dell’art. 1 della legge n. 64/2001, assume come finalità generale il contribuire alla formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani che svolgeranno il Servizio Civile.
Per questo motivo, non solo la formazione (generale e specifica) ma anche l’intero corpo delle attività previste sono studiati per essere un unico percorso trasversale di formazione valoriale e di apprendistato, volto a concretizzare una esperienza di cittadinanza, di solidarietà, di comunità e di impegno.

OBIETTIVI
La sera del 24 febbraio 2006 moriva, ad Isernia, durante una partita, Giorgio Castelli, un giovane calciatore dilettante non ancora diciassettenne.
Nello stesso Comune ed in analoghe circostanze, il 26 giugno 2008 si è spento il 33enne Salvatore Ravelli, ex calciatore semiprofessionista.
Questi due tragici eventi non fanno che rendere di drammatica attualità la necessità di creare quella sensibilità necessaria, ed indispensabile, per rendere la pratica sportiva dilettantistica sicura, per scongiurare quei pericoli immanenti che rappresentano, in ogni caso, delle sconfitte cocenti per una società civile come la nostra.
L’obiettivo principale del progetto “LO SPORT IN SICUREZZA” è, dunque, il perseguimento di un livello adeguato di sicurezza nello svolgimento della pratica sportiva, affinché sempre più praticanti “FAI DA TE” - circa il 32% - possano praticare la disciplina sportiva prescelta con assoluta tranquillità, anche attraverso l’ausilio di coloro che hanno esperienza medico sportiva.
Dal perseguimento, e dalla conseguente realizzazione, dell’obiettivo principale discende la necessità di costituire - presso le sedi accreditate E.N.D.A.S. per il servizio civile, da nord a sud - centri di informazione sugli effetti positivi e/o negativi:

  • della pratica sportiva;
  • e di una corretta alimentazione.

Il Progetto, visti i dati I.S.T.A.T in relazione sia alle patologie che al numero dei praticanti le attività sportive, ha una funzione di informazione circa l’utilità dell’attività motoria e sportiva e ha l’ambizione di far crescere, sui territori interessati, il numero dei praticanti la pratica sportiva dilettantistica.
La qualità della vita è, da tempo, improntata a stili di vita sedentari che ne aumentano le situazioni di disagio psichico-fisico.
In una ottica siffatta, il benessere, seguente il raggiungimento di un corretto equilibrio psicosomatico, diviene sempre più raro.
E’ ormai generalmente riconosciuto, infatti, che la sedentarietà predispone alla malattie coronariche, ipertensione, diabete di tipo II, cancro del colon, fratture su base osteoporotica, depressione, ansietà e obesità.

L’organizzazione mondiale della sanità (WHO) ha richiamato l’attenzione sulla sedentarietà - che rappresenta un problema sanitario emergente – e su come invece l’attività fisica fornisca sostanziali benefici psicofisici e sanitari, migliorando la qualità della vita.
La WHO che riconduce questa vasta area della patologia umana sotto la terminologia di non communicable deseases (NCDs) definisce la “sedentarietà una epidemia non riconosciuta”.
La sedentarietà, insieme alla obesità, nel 1993, rappresentava la 2° causa di morte negli USA ed il loro costo diretto era, nel 1999, il 9.4 % dell’intero bilancio sanitario di quel paese.
E’ necessario sottolineare che l’invecchiamento della popolazione, amplifica gli effetti della sedentarietà e dell’obesità e l’incidenza di queste sul bilancio sanitario e sulla qualità degli ultimi anni di vita dei soggetti longevi.
Alcuni dati evidenziano come l’aspettativa di vita sia costantemente in crescita in tutte le regioni.
In ambito sociale e medico si assiste da anni ad un continuo scalare delle fasce d’età dei soggetti considerati anziani.
Oggi, soggetti considerati anziani fino a pochi decenni fa erano compresi nella popolazione adulta.

Una domanda che ci si deve porre riguarda l’esistenza di una correlazione fra l’incremento temporale della vita media e l’eventuale aumento della qualità della vita associata.
L’attività motoria svolge un ruolo determinante sulla prevenzione di alcune delle malattie più diffuse, diabete di tipo II, ipertensione, malattie coronariche, malattie della colecisti, osteoartrite, cancro della mammella, del colon, dell’endometrio, disagi pisco-relazionali.
Oggi l’attività motoria è considerata come “il farmaco di primaria importanza e di prima raccomandazione” nella prevenzione e nel trattamento di larga parte delle malattie a più alta prevalenza e incidenza nella popolazione.
Una delle principali situazioni di disagio della persona anziana è dovuta all’artrosi ed ai reumatismi.
L’invecchiamento fisiologico dell’apparato locomotore diminuisce le possibilità di spostamento del soggetto anziano, spesso rappresenta la causa primaria della riduzione dell’attività e del movimento proprio.
La limitazione della mobilità è attribuita soprattutto all’aumento della rigidità delle strutture ossee, muscolari, dei legamenti e delle capsule articolari. Infatti, l’artrosi aumenta di circa il 50% tra i 40 e gli 80 anni, soprattutto in certe parti del corpo come ad esempio i condili femorali. Infatti, è risaputo come dagli anni ’80 ci sia stato un costante incremento del numero di fratture del femore, soprattutto nei soggetti di sesso femminile.
Dopo la menopausa 1/3 delle donne è affetta da osteoporosi; a 70 anni la metà delle donne ha almeno una frattura dipendente da questa patologia.
I fattori di rischio noti sono l’età, il sesso femminile, la menopausa precoce e la magrezza, tutti strettamente legati alle variazioni dei livelli ormonali; anche l’attività sportiva molto intensa comporta un maggior rischio di osteoporosi, verosimilmente a causa degli stessi meccanismi.
Un altro importante fattore di rischio è rappresentato dalla sedentarietà, in relazione alla mancata stimolazione dell’osso tramite la sollecitazione prodotta dal movimento e, indirettamente, alle alterazioni ormonali causate dalla sarcopenia.
Anche il fumo ed il consumo di alcool costituiscono un fattore di rischio per l’osteoporosi.
In Italia ci sono oggi oltre 2 milioni di soggetti diabetici e secondo la WHO queste cifre raddoppieranno entro il 2030. Anche per questa malattia, strettamente legata agli stili di vita sedentari, l’attività motoria ha un ruolo centrale nella prevenzione e nel trattamento.
L’obesità, diabete e inattività fisica sono fra i fattori di rischio più importanti per lo sviluppo di malattie di tipo cardiovascolari.
Molti studi longitudinali e le metanalisi condotte sull’argomento documentano una correlazione statisticamente significativa tra attività fisica e riduzione della pressione arteriosa (questa si ridurrebbe anche durante l’esercizio).
L’American college of sports medicine, suggerisce che la maggior parte dei soggetti con malattie coronariche dovrebbero essere coinvolti in programmi di attività fisica personalizzati, per ottenere il massimo beneficio fisico e della salute.
In tale ottica, appare evidente come il sensibilizzare e portare a conoscenza la società dell’importanza della prevenzione attraverso l’attività motoria è un dovere sociale oltre che civico. Si ritiene, pertanto, fondamentale riuscire a divulgare le giuste informazioni sulla pratica sportiva, al fine di consentire un miglioramento della qualità della vita attraverso l’attività fisica sia in ambito sanitario sia in strutture private, gestito da personale qualificato in ambito motorio.
Nel gennaio del 2004 l’Organizzazione Mondiale per la Sanità lanciò la “Strategia Globale per la Dieta, l’Attività Fisica e la Salute”, sollecitando un’azione coordinata dei Governi, finalizzata alla salvaguardia della salute e del benessere.
Nel marzo del 2005 la Commissione Europea ha promosso la “Piattaforma d’azione per la dieta, l’attività fisica e la salute” apportando così il contributo dell’Unione Europea alla realizzazione della strategia globale.
In Italia è rilevante l’attenzione riservata ai temi della salute e della prevenzione. E’ dello scorso mese di gennaio 2007 la firma di un protocollo di intesa tra il Ministero della Salute e il Ministero della Pubblica Istruzione nell’ambito del Piano “Guadagnare Salute: rendere facili le scelte salutari”.
Pur essendo l’Italia il paese d’origine della salutare dieta mediterranea, è in aumento il numero delle persone in soprappeso e obese. Recenti dati ISTAT indicano circa un 33% della popolazione e un 9% obeso. Parlando di obesità infantile, la percentuale tocca anche punte del 20%.
Inoltre, è opportuno sottolineare che circa il 3-4% della popolazione è in condizioni di sottopeso, comprendendo in questa percentuale anche persone affette da quelle patologie ascrivibili ai Disturbi del Comportamento Alimentare.
La ripartizione dei nutrienti consigliata in una dieta equilibrata prevede, in percentuale approssimativa, non più del 25% delle calorie totali provenienti dai lipidi, circa il 15% dalle proteine e il restante 60% dai carboidrati. In accordo con tali raccomandazioni, la dieta mediterranea consiste nel consumo di grandi quantità di alimenti di origine vegetale, in particolare di frutta e ortaggi, ricchi di acqua, sali minerali, vitamine e fibra e dei cereali e derivati, che grazie al loro contenuto in amido e proteine, arrivano a coprire circa il 60% del fabbisogno giornaliero.
Attraverso un corretto uso di cereali e legumi si riesce a contenere il consumo di alimenti di origine animale e ad assumere quella quantità di fibra indispensabile, non solo per una regola funzione intestinale, ma anche per modulare l’assorbimento dei nutrienti.
Se a tutto ciò si unisce una regolare attività fisica, si può realmente contribuire al mantenimento di un buono stato di salute e dell’equilibrio psico-fisico.
Tuttavia, attualmente in Italia si tende a modificare il classico modello alimentare proposto dalla dieta mediterranea e a praticare poco sport. Infatti, aumentano considerevolmente i consumi di carne, di grassi diversi dal tradizionale olio d’oliva, di bevande ricche di zuccheri e di dolci.
Questo tipo di alimentazione comporta un aumento dell’apporto calorico giornaliero, in genere eccessivo, soprattutto rispetto ad abitudini divenute marcatamente sedentarie. Tutto ciò comporta l’incremento dell’incidenza di quelle patologie – quali ad esempio l’obesità, l’arteriosclerosi, il diabete e l’ipertensione – correlate con inadeguati stili di vita ed errate abitudini alimentari.

E’ diventata dunque prioritaria la necessità sociale di fornire le nozioni fondamentali sul ruolo della nutrizione, evitando, in tal modo, che sia la pubblicità a fornire indicazioni sugli alimenti: informazioni che spesso sono in netta contrapposizione con i dati obiettivi basati sulle evidenze scientifiche.
Valide iniziative educative sono quelle che permettono una paziente, affettuosa e stimolante opera di convincimento che, interessando e divertendo, siano finalizzate a trasmettere informazioni e a far comprendere la convenienza e l’opportunità di mangiare in maniera più varia e bilanciata, praticando regolarmente un’attività sportiva.
Non si tratta quindi di tendere solo verso più corrette abitudini alimentari ma, congiuntamente, di sottolineare che lo squilibrio energetico che porta al soprappeso e all’obesità è dovuto non solo all’aumento dell’energia introdotta con l’alimentazione, ma anche dalla forte diminuzione della spesa energetica, determinata prevalentemente dalla ridotta attività fisica.
Da una parte vigiliamo e conosciamo le quantità e le qualità degli alimenti consumando “il giusto di tutto” e dall’altra ritroviamo il piacere del gioco libero e dello sport, vivendoli in una prospettiva formativa e ludica.

Ma il progetto non si ferma qui. Infatti accanto all’attività propriamente INFORMATIVA si sviluppa contestualmente quella FORMATIVA che a sua volta si prefigge due obiettivi (uno interno ed uno esterno al progetto stesso):

  • Formazione dei volontari impiegati nel progetto per adempiere nella seconda parte della sua attuazione alla fase informativa per via autonoma e al tempo stesso per acquisire quelle conoscenze che potrebbero un giorno garantire loro una professione nel terzo settore in generale e in quello sportivo in particolare, anche all’interno delle stesse strutture dell’Endas o dei circoli affiliati.