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Promozione Sociale

CAPO UFFICIO PROGETTAZIONE: Ivo Coppola

 

L’ENDAS è iscritto, dal 17 maggio 2002, al Registro Nazionale delle Associazioni di Promozione Sociale, ai sensi e per gli effetti della legge 7 dicembre 2000, n. 383, con il n. 10.

Negli ultimi decenni si è incrementato, nell’ambito della rete di associazioni affiliate all’ENDAS, il numero delle esperienze di associazionismo, caratterizzate dall’autoproduzione di servizi, oltre che spesso, da attività di tutela e promozione dei propri soci e più in generale della categoria di appartenenza. In particolare la caratteristica di parte di tale tipo di organizzazioni, definite attualmente come APS (Associazioni di Promozione Sociale) e nate a partire dagli anni ’70, soprattutto nel campo della disabilità, è il loro imperniarsi non più su particolari categorie di invalidità, quanto sull’individuazione di necessità e di patologie specifiche e l’erogazione sia di forme di tutela sia di servizi volti all’integrazione sociale.

La caratterizzazione degli aspetti specialistici delle associazioni permette la diretta mobilitazione di soggetti e familiari nella gestione delle attività associative. Questo fenomeno ha chiaramente particolare rilevanza in un primo momento negli ambiti locali, dove si osserva la diffusione di piccole aggregazioni molto specializzate nella gestione e nella tutela di problemi specifici, al cui interno si sviluppano circuiti di aiuto cooperativo tra gli stessi soggetti in stato di bisogno; in un secondo momento, con il supporto dell’organizzazione centrale dell’ENDAS, a livello nazionale.

Le associazioni di promozione sociale inoltre, oltre all’offerta di aiuti specifici, non sviluppano tanto un ruolo di intermediazione per l’ottenimento di benefici pubblici, quanto forme di espressione locali per ottenere agevolazioni specifiche (come l’abbattimento di barriere architettoniche o servizi di trasporto), o per il riconoscimento di diritti che non appaiono sufficientemente garantiti. Esperienze specifiche in questo campo sono state maturate nel corso degli ultimi 20 anni dall’ENDAS che, tramite la propria rete, diramata su tutto il territorio nazionale anche a livello locale, si è occupata anche con il sostegno degli Enti Pubblici, di persone svantaggiate come portatori di handicap o di soggetti sulla soglia della marginalità determinata da fattori sociali.

L’ENDAS ha fin dalle sue origini, improntato la propria attività in ambito sociale sul lavoro di volontariato, dotandosi però in alcuni casi di personale retribuito, presentando un profilo misto, caratterizzato dalla compresenza di volontari e personale professionalizzato retribuito, configurando una tipologia organizzativa che è a metà strada tra il volontariato “puro” e le organizzazioni professionalizzate.

In particolare le principali distinzioni tra questo tipo di organizzazione e quella di volontariato risiedono nell’origine dell’organizzazione e in buona parte della propria membership, fondata e composta, nel primo caso in prevalenza da persone che hanno legami parentali o sono esse stesse direttamente parte dell’utenza oggetto dell’intervento dell’associazione, fondata e composta nel secondo caso da persone che non hanno particolari legami parentali o non sono esse stesse parte dell’utenza a cui è diretto il servizio prestato dall’associazione.

Fino alla fine del secolo scorso, la legislazione italiana ha sempre regolato, anche in maniera generale, solo due tipi di organizzazioni no profit: le organizzazioni di volontariato e le cooperative sociali mentre per le associazioni di promozione sociale si procedeva provvedendo ad hoc per singolo caso, legislativamente sotto la forma appunto di associazioni riconosciute e solo agli inizi del nuovo secolo, grazie alla legge 383/2000, successivamente superata dal Dlgs 117/2017, è stato riconosciuto il loro specifico ruolo.

Le caratteristiche di queste ultime organizzazioni, ed il fatto di basarsi spesso sul lavoro di volontariato o su un mix di lavoro di volontariato e di lavoro retribuito, hanno reso necessario la creazione di una legge generale che le inquadrasse come attori autonomi, riconosciuti giuridicamente nell’ambito del terzo settore, al pari delle organizzazioni di volontariato e delle cooperative sociali.

I fini degli operatori del Terzo Settore possono essere in genere o di tutela dei diritti o di advocacy; nel caso specifico dell’ENDAS nella maggioranza dei casi sono  i fini di advocacy a prevalere, offrendo servizi di “welfare leggero”, legati principalmente alle attività di ascolto, di animazione, di accompagnamento/sostegno. Altra caratteristica della nostra attività di Promozione Sociale è la molteplicità delle utenze su cui interveniamo: la quasi totalità di esse infatti (l’85%), è impegnata su tre tipi di utenze. Nella fattispecie sono gli anziani, i portatori di handicap ed i minori a rischio di esclusione sociale le tre categorie di utenti che ricevono più attenzione.

Con l’entrata in vigore della nuova legge sul Terzo Settore ed in attesa sia dei regolamentiattuativi che del varo del R.U.N.T.S ( Registro Unico Nazionale Terzo Settore), l’ENDAS, forte della propria esperienza, maturata nel settore della Promozione Sociale, attraverso un quindicennio di progetti finanziati dalla ex Legge 383/2000, ha subito colto le nuove prospettive di progettazione, previste dal Dlgs 117/2017 – art. 78, avendo presentato, ad oggi, due progetti di “Inclusione Sociale”, che è sono stati finanziati per gli anni 2017 e 2018.

Il primo dal titolo “Mio fratello è figlio unico” ha avuto come tema centrale una serie di interventi inclusivi nei confronti dei soggetti autistici così come il secondo “Aut-Aut”, che pur avendo la medesima tematica, sta privilegiando però l’aspetto della formazione professionale dei medesimi soggetti. I risultati finora raggiunti sono frutto del lavoro della rete di progetto dell’ENDAS, che si è costituita all’epoca dell’entrata in vigore della Legge 383 e che si è via via andata rafforzando nel corso degli anni. E’ da evidenziare come i due ultimi progetti, proprio per la loro peculiarità, siano stati anche lo strumento atto a rafforzare la nostra piattaforma digitale. 

L’ENDAS ha da un lato presentato iniziative di formazione ed aggiornamento per lo svolgimento delle attività associative, nonchè progetti di informatizzazione e di banche dati in materia di associazionismo sociale (lett. d). In questo specifico settore sono stati approvate le seguenti alternative:

  1. anno 2002 – “Il portale ENDAS: socialità nel territorio;
  2. anno 2003 – “S.F.I.S. – Strumenti di formazione e informazione sociale”;
  3. anno 2004 – Progetto per banca dati su domanda e offerta di lavoro – Sviluppo e test di corsi per FAD attraverso internet;
  4. anno 2006 – Formazione dirigenti addetti alla gestione di strutture destinate allo svolgimento delle attività sociali;
  5. anno 2007 – Formazione addetti in gestione del turismo sostenibile e degli eventi aggregativi culturali, sociali sportivi; creazione banca dati del turismo ENDAS.
  6. anno 2008 – “Formazione dirigenti addetti all’attività di comunicazione sociale e aggiornamento del portale Endas per l’erogazione della formazione a distanza”;
  7. anno 2009 – “Formazione operatori addetti al contrasto del disagio sociale e creazione banca dati Endas sulle attività nel sociale”;
  8. anno 2010 – “Formazione sull’attività di rendicontazione sociale e sulla disciplina giuridico-istituzionale e fiscale di un’associazione di promozione Sociale”;
  9. anno 2011 – “Cultura gestionale e strumenti operativi per la realizzazione della mission di una associazione di promozione sociale”.

Dall’altro sono stati proposti progetti sperimentali, elaborati anche in collaborazione con gli Enti locali, per far fronte a particolari emergenze sociali e per favorire l’applicazione di metodologie di intervento particolarmente avanzate (lett. f). In questo settore sono stati approvati i seguenti progetti:

  1. anno 2002 – “Giovani e anziani a confronto”;
  2. anno 2003 – “Disabilità ed integrazione – Una rete a sostegno del recupero delle risorse umane”;
  3. anno 2004 – “L’impresa sociale e lo sviluppo sostenibile, politiche giovanili e rete sociale”;
  4. anno 2005 – “Disagio giovanile e cittadinanza sociale”;
  5. anno 2006 – “Mobbing ed associazionismo – un circuito di sostegno ai soggetti in condizioni di marginalità e disagio sociale”;
  6. anno 2007 – “Un Prato per lavagna”.
  7. anno 2008 – “L’associazionismo di base” – Tutela e promozione dell’infanzia, dell’adolescenza e dei giovani;
  8. anno 2009 – “Rapporti intergenerazionali”;
  9. anno 2010 – “Solidarietà e collaborazione””;
  10. anno 2011 – “Giovani ed attività di volontariato”;
  11. anno 2012 – “Invecchiamento attivo e solidarietà tra generazioni”;
  12. anno 2013 – “Associazionismo di promozione sociale e mondo del lavoro”;
  13. anno 2014 – “Guida abile”;
  14. anno 2015 – “Terzo settore e pari opportunità”;
  15. anno 2016 – “Agricoltura sociale”;

I motivi che nel campo di attività previste dalla lett. d ci hanno spinto a presentare progetti di informatizzazione e creazione di una rete nazionale, oltre che di formazione a distanza, vanno ricercati nella esigenza, sempre più avvertita dalle nostre strutture periferiche e da quella nazionale, di una comunicazione-informazione continua ed aggiornata, ricca di spunti e contenuti relativi alle attività sociali.

Nel campo di attività invece, previsto dalla lett. f ci siamo ispirati ad un modello di comportamento che tenesse conto di una duplice esigenza: da un lato operare sulle fasce deboli per cercare di trovare una risposta innovativa alle loro problematiche; dall’altro motivare soggetti diversi (giovani disoccupati e occupati non professionalizzati) attraverso l’interazione con problematiche di soggetti appartenenti alle fasce deboli.

Come si evince una enorme opportunità di intervento nel settore della promozione sociale, opportunità offerta attraverso i progetti a tutte le strutture periferiche dell’ENDAS che, con la partecipazione dei circoli affiliati, hanno la possibilità di fare un lavoro capillare sul territorio, monitorando anche, in corso d’opera, i risultati degli interventi.

Aut-Aut: Inclusione sociale ed inserimento lavorativo di persone con disturbi dello spettro autistico.

Ambito: Nazionale  – Durata: 18 mesi

Aut-Aut è un progetto per facilitare e promuovere l’inclusione sociale, attraverso l’alternanza scuola lavoro ed il successivo inserimento lavorativo per le persone autistiche.

In una prima fase, con la collaborazione di associazioni territoriali di volontariato, Istituti Scolastici, ospedali, ASL ed enti pubblici, individueremo i partecipanti ed effettueremo una valutazione delle loro competenze sociali, comportamentali e lavorative.

Si passerà quindi ad una fase di progettazione individualizzata di un percorso di preparazione e formazione e di alternanza scuola lavoro per il successivo inserimento lavorativo assistito (con stage e tirocini) presso le cooperative sociali e aziende che aderiscono al progetto.

Si tratta di aziende e cooperative agricole e zootecniche presso cui realizzeremo agricoltura sociale, le persone autistiche potranno occuparsi della coltivazione e raccolta di ortaggi, frutta e verdura, potatura, concimazione, zappatura, coltivazione e raccolta erbe officinali, cura e alimentazione degli animali.

Saranno coinvolte anche aziende informatiche, per le quali spesso sono richieste particolari abilità che sono molto sviluppate nelle persone autistiche, società grafiche, del settore turistico e tutti quegli impieghi in cui è necessaria memoria, attenzione ai dettagli, concentrazione e una buona organizzazione del lavoro, caratteristiche proprie di molti soggetti autistici.

A conclusione del percorso di stage, l’obiettivo sarà quello di puntare all’assunzione di tutti i partecipanti, ma anche di “preparare il terreno” per l’assunzione di molte altre persone, sia affette da ASD che con altre tipologie di disabilità. Questo obiettivo ambizioso potràessere possibile grazie ad alcune peculiarità della nostra proposta che la differenziano dai progetti realizzati finora in Italia: effettueremo informazione, consulenze e formazione per cooperative sociali e aziende sulla normativa in materia di lavoro e disabilità.

Da una recente ricerca dell’ISTAT emerge che meno del 50% delle aziende private conosce la legislazione in materia, è pertanto necessario che le aziende conoscano sia la normativa, sia le opportunità che possono avere assumendo una persona autistica, ma al tempo stesso che siano preparate ad inserire persone diversamente abili nel proprio personale, anche alla luce dell’obbligo, scattato a partire da quest’anno, di assumere almeno un dipendente con disabilità per le aziende con più di 15 dipendenti.

Altra peculiarità del nostro progetto sarà la fase di parent training. In questa fase, operatori e volontari dell’ENDAS affiancheranno le famiglie delle persone autistiche svolgendo un lavoro volto allo sviluppo delle autonomie della persona autistica in ambiente familiare, per aumentarne l’indipendenza, il senso di responsabilità e sviluppare abilità che sono utili anche in ambiente lavorativo, ma anche per rendere i genitori il più possibile consapevoli del lavoro che stanno svolgendo con il proprio figlio, consentendo loro di effettuare osservazioni puntuali e precise sul suo funzionamento nell’ambiente domestico, allo scopo di incrementarne le abilità, l’autonomia e la comunicazione.

Questo processo aiuterà i genitori nell’acquisizione di specifiche competenze utili a comprendere i bisogni del figlio e a evitare involontari errori educativi che potrebbero da una parte rinforzare alcuni comportamenti problema e dall’altra generare sentimenti di inadeguatezza e frustrazione.

Fondamentale in questa fase sarà l’apporto dei volontari (psicologi delle sedi territoriali ENDAS): solo grazie alla forza e costanza dei volontari potremo riuscire a effettuare un lavoro con le persone autistiche nel loro ambiente domestico.

Ulteriore punto di forza del progetto sarà la fase di informazione e sensibilizzazione: i percorsi di alternanza scuola lavoro finalizzati ad un successivo inserimento lavorativo l’inserimento lavorativo è solo l’inizio per poter aiutare una persona autistica a rompere i propri schemi e rapportarsi con la società, migliorare l’autonomia e aiutare le famiglie anche in ottica del “dopo di noi”.

Realizzare eventi e dibattiti sul tema del lavoro e dell’autonomia delle persone autistiche sarà fondamentale per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica, ma anche per coinvolgere nuovi volontari: i genitori di ragazzi autistici sono i primi a volere una nuova società aperta a tutti e vorrebbero che il loro “autismo quotidiano” contagiasse con la sua allegria ogni membro della comunità di riferimento.

Allegato D Aut-Aut 
Allegato E Aut-Aut 

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